Il 21 febbraio sit in autoconvocato a Venezia contro le provocazioni sulla libertà delle donne

Inviato da vengoprima | 20 Feb, 2008
 
Il Pdl3, in discussione nella regione Veneto dal 2006, che prevede nei suoi tre articoli di “regolamentare le iniziative mirate alle informazioni sulle possibili alternative all’aborto” (come chiede del resto quel cinico provocatore guerrafondaio di Ferrara), sarà giovedì 21 febbraio al 7° punto dell’ordine del giorno della discussione del Consiglio regionale.
 
Il collettivo femminista VengoPrima aderisce al sit-in autoconvocato a Venezia davanti a Palazzo Ferro-Fini alle 14 di giovedì 21 febbraio e invita tutti e tutte a partecipare.
Non possiamo permettere che passi l’ennesima provocazione alla libertà delle donne.
Se il Pdl fosse approvato prevederebbe non solo la distribuzione di materiale informativo all’interno dei consultori, ma di fatto la scorribanda, le invettive terroristiche e le grida da caccia alle streghe degli antiaboristi all’interno dei consultori, dei reparti di ginecologia e ostetricia, nelle sale d’aspetto e negli atri degli ospedali.
20 febbraio 2008
                                                                                                                                             BASTA!!!!

Verso la due giorni di incontri femministi di Roma

Inviato da vengoprima | 20 Feb, 2008

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Dopo la grande manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile, il som-movimento femminista e lesbico che l’ha organizzata si è incontrato sabato 12 gennaio a Roma in un’assemblea nazionale molto viva e partecipata. Per dare continuità al protagonismo politico delle donne, l’assemblea ha rilanciato con un incontro nazionale di confronto ed elaborazione, di due giorni, il 23 e 24 febbraio a Roma.

Aborto, la fuga delle donne

Inviato da vengoprima | 16 Feb, 2008

 

Interruzione di gravidanza, strutture in crisi «Attese e umiliazioni».  E tante vanno all’estero 

«Le prenotazioni per la legge 194 sono esaurite. Riprenderanno il 19 febbraio dalle 11 alle 12». Così la segreteria telefonica dell’ospedale Macedonio Melloni, tra i più importanti di Milano. Inutile meravigliarsi. Prendere un appuntamento per interrompere la gravidanza è solo l’inizio dell’odissea che le donne devono affrontare per abortire oggi in Italia. Un percorso a ostacoli tra ambulatori aperti solo un’ora alla settimana, accettazioni a numero chiuso, colloqui, visite ginecologiche ed ecografie che costringono ad andare in ospedale anche quattro volte, liste d’attesa che superano i 15 giorni almeno in un caso su due, l’insistenza dei volontari del Movimento per la vita in corsia, umiliazioni emblematiche come il cartello con la scritta «Interruzioni di gravidanza» appeso ai lettini delle donne in procinto di abortire al Niguarda, eliminato solo dopo l’intervento dei sindacati dell’ospedale milanese. L’irruzione della polizia al Federico II di Napoli dopo un aborto terapeutico è la punta dell’iceberg di un fenomeno che spinge sempre più donne a rivolgersi a cliniche estere. In fuga dall’Italia per abortire.I viaggi dell’aborto  (Continua)

FUORI LA CHIESA E LA POLIZIA DAGLI OSPEDALI - 2 PARTE

Inviato da vengoprima | 16 Feb, 2008

 

Il giorno di “san” Valentino è stato trasformato, suo malgrado, in un giorno liberato dal vaticano e dalla repressione. Quanto è avvenuto a Napoli, dove una donna è stata raggiunta dalla polizia che con un vero e proprio blitz è piombata nella stanza dove era appena avvenuto un regolare aborto terapeutico, non è che la punta dell’iceberg di un clima creato ad arte per reprimere e ricondurre a norma le donne e la loro autodeterminazione.Anche a Venezia il nostro collettivo ha raccolto la sfida nazionale, autoconvocando tutte quelle donne che sono stufe dei continui giochi politici condotti sopra e contro i propri corpi, bisogni e desideri.Per questo siamo orgogliose di aver lanciato un presidio davanti ad uno dei consultori veneziani per giovani, presso l’ex ospedale Giustinan, e di averlo costruito senza chiedere il permesso a nessuno: dopo quanto avvenuto a Napoli abbiamo pensato che non avremmo dato alcuna delega ai partiti di Governo che si sono infatti resi responsabili di aver caricato le compagne romane alle quali va tutta la nostra solidarietà, né alla Polizia di Stato che si è resa responsabile di un’azione intimidatoria e illegittima contro la libera e legittima (anche secondo la legge 194, legge dello Stato) scelta di una donna appena convalescente ed emotivamente fragile.Ci stupiamo ogni giorno di più di quanto le istituzioni siano intrise di cultura patriarcale, e di quanto i vari Ferrara di turno si riempiano la bocca di parole come Vita, Maternità, Pietà, per poi non inorridire sull’enormità di violenza esercitata da tute in divisa con arma a seguito che irrompono in un ospedale pubblico, imponendo interrogatori e costringendo una donna che ha appena effettuato un IVG a “riconoscere” il materiale biologico espulso. Come si fa a non inorridire e a non vedere l’altra faccia della medaglia di concetti come Famiglia naturale, Salvaguardia della Vita? Il loro significato, ormai ben poco recondito, fa rima con violenza patriarcale, istituzione eterosessuale, dominio dell’uomo sulla donna, omofobia, transfobia, razzismo, fascismo.

Siamo felici di aver presidiato con volantinaggi e striscioni l’entrata del consultorio, di aver lanciato una voce diversa per le calli veneziane, di aver coinvolto donne giovani e meno giovani. Per noi è stato un successo che va oltre il conteggio muscolare dei numeri, perché è stato prima di tutto un punto di partenza che ha avuto, nel suo metodo e nelle sue pratiche, la capacità di esprimere ciò che vogliamo: la nostra libertà sui nostri corpi e desideri. Lo striscione che abbiamo appeso al cancello del Giustinian recitava in rosso: fuori il vaticano dai consultori. E’ solo l’inizio!

 

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